Il grande Louis Amstrong disse, prima di morire: "Ciò che suoniamo è la vita" e per due volte, nel percorso che mi ha condotto fino alla soglia dei sessanta anni, ho sperimentato la veridicità di questa sua dichiarazione.La prima volta quando ebbi la fortuna di conoscere il Burkina Faso, paese dell’Africa occidentale, classificato dai rapporti ONU come il secondo paese più povero del mondo. E la seconda volta, una settimana fa, in occasione del concerto "You’ll never walk alone – Non camminerai mai solo", organizzato e promosso da Mehala a Como, per raccogliere fondi proprio per il progetto sanitario nel villaggio di Bilogo in Burkina Faso.
Quello che mi colpì maggiormente in Burkina Faso fu la capacità dei suoi abitanti di utilizzare la risorsa "musica" come viatico per affrontare la povertà, le carenze di ogni tipo, le difficoltà di una quotidianità impregnata di inquantificabili problemi. Le mani di bambini e adulti, che si agitavano su strumenti musicali molto artigianali, dalle percussioni agli strumenti a corda, davano origine a suoni e melodie che esprimevano, in modo travolgente e coinvolgente, tutta la voglia di vivere di esseri umani che riescono a far sgorgare dal nulla che possiedono i sorrisi, la gioia dell’incontro con "l’altro", la condivisione di una manciata di riso, l’abbraccio tra fratelli. La musica scandiva ogni momento comunitario, ogni stretta di mano, ogni sguardo. Era un linguaggio speciale che non necessitava di parole da decodificare per avvicinarsi l’uno all’altro, per conoscersi, per creare un legame dettato dall’appartenenza alla razza umana e dalla comune origine.
E non poteva perciò essere che la musica a sancire questa fratellanza e ad accompagnare un gruppo di artisti , musicisti e cantanti, provenienti da Paesi diversi , ma uniti dal comune ideale di un mondo più equo e più giusto, a compiere un percorso impegnativo ma entusiasmante nella realizzazione di un concerto che esprimesse il senso di solidarietà nei confronti dei fratelli africani e che, al tempo stesso, dichiarasse, in modo forte, il desiderio di camminare, mano nella mano, utilizzando le singole diversità e i propri naturali talenti, come strumento per la costruzione della pace e di una società multiculturale dove diversità e talenti trovino adeguato riconoscimento.
E la loro determinazione è stata premiata. Al Teatro Sociale di Como, la sera di un indimenticabile 23 aprile 2010, quasi 800 persone hanno camminato con loro verso il piccolo villaggio di Bilogo, in Burkina Faso, portando ciascuna un mattone da deporre sul suolo rosso e arido di quella terra per costruire un centro sanitario con reparto maternità che possa assicurare le cure mediche di base a 5.000 persone di cui non conoscono i volti ma delle quali sentono battere forte i cuori. Hanno camminato portando nel cuore un sogno, consapevoli che i sogni, se sognati insieme, possono diventare realtà. Hanno coinvolto i loro bambini, insieme ai cinquanta bambini che si sono esibiti su quel palcoscenico, in un canto le cui parole non avevano importanza, che ha travalicato i confini geografici, annullando tutte le barriere: il canto della vita.
E lo slogan ideato da Mehala per l’occasione : "Un bambino che ride è tutta un’altra musica",
ci accompagnerà verso altri momenti simili e altrettanto indimenticabili.
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